In queste settimane sto finalizzando i PED (Piani Editoriali Digitali) per i primi mesi del 2026 di alcuni clienti. Blog, social, Meta Ads, Google Ads: ogni progetto apre sempre la stessa domanda, semplice ma cruciale:
«Su quanti canali dobbiamo essere presenti come brand?»
Ecco la mia risposta breve:
“Dappertutto” non è più sostenibile.
E, soprattutto, non è più strategico.
Essere online oggi: molto più che aprire due social
Quando progetto un PED, la presenza minima non si limita a “scegliere due piattaforme”. Il digitale del 2026 richiede un ecosistema più ampio, modulare e soprattutto coerente.
Una strategia completa considera:
- Sito e blog come contenuto “madre”
- Meta (Facebook e Instagram) con feed, stories e Reels
- LinkedIn, tra profili personali, pagina, newsletter e articoli
- TikTok e YouTube Shorts
- YouTube per contenuti lunghi e evergreen
- Google Business Profile
- WhatsApp o Telegram (liste broadcast, canali, community)
- Gruppi Facebook
- Canali di nicchia come Pinterest, Threads, X o piattaforme newsletter
Non significa esserci ovunque: significa scegliere dove vale la pena investire energia, budget e team.
Come si selezionano i canali? Il metodo che utilizzo nei PED
Ogni scelta parte da alcune domande chiave:
- Chi crea realmente i contenuti? E quante ore abbiamo a disposizione?
- Chi appare in video, live o stories? Il brand è pronto a esporsi?
- Dove il target trascorre davvero il proprio tempo?
- Il blog è solo SEO o il cuore da cui derivare caroselli, Reels, newsletter?
- Quanto budget c’è per le ADV?
Alcuni canali senza investimento restano semplicemente… silenziosi.
Da qui prende forma una mappa sostenibile. Non una collezione di loghi nel footer, ma un sistema di canali che il brand può alimentare nel tempo.
Cosa è cambiato nell’ultimo anno
Il 2025 ha accelerato tre trend che influenzeranno pesantemente il 2026:
1. Crescita dei formati brevi (e della pressione sui brand): Reels, Shorts, TikTok, stories: meno attenzione disponibile, più contenuti richiesti.
2. Integrazione tra organico e ADV: un PED oggi prevede fin dall’inizio:
- contenuti “always on”
- contenuti “adv-first” pensati per Meta Ads e Google Ads
- flussi di remarketing basati su blog, lead magnet e newsletter.
3. L’AI come vero supporto operativo: l’Intelligenza Artificiale mi supporta in ricerca, varianti di copy e adattamenti per formato e canale. La strategia, invece, richiede ancora più lucidità: posizionamento, tono di voce, priorità.
Quanti canali servono davvero?
Sempre più spesso la risposta è più semplice di quanto sembri:
- 1 contenuto “madre”: Blog, newsletter o YouTube, in base al brand.
- 1–2 social principali: Là dove il target è attivo e il team può davvero essere costante.
- 1 canale diretto: Newsletter, WhatsApp o Telegram per non dipendere dagli algoritmi.
Tutto il resto è “nice to have”, non “must have”.
Conclusione: un PED non è un calendario di post
Un PED oggi è una vera scelta strategica di presenza, che permette al brand di:
- concentrarsi sui canali che generano valore,
- evitare dispersioni,
- preservare il lavoro del team,
- ottimizzare budget e contenuti.
Non serve essere ovunque.
Serve essere dove ha senso esserci, con intenzione, costanza e una strategia che sostiene la crescita, non che la consuma.